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Al Coglians e sul Sentiero Spinotti |
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Prove tecniche di comunicazione |






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Rif. Lambertenghi |
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Lago Volaia |
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Sul Sentiero Spinotti |
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Cartografia: TABACCO 1:25.000, foglio 1, Sappada – Santo Stefano – Forni Avoltri. Descrizione: percorso circolare che parte dal Rifugio Tolazzi e vi fa ritorno dopo aver toccato il Rifugio Lambertenghi—Romanin, il lago di Volaia, il Rifugio austriaco Pichl Hutte ed il Rifugio Marinelli. Il sentiero attrezzato Spinotti collega il Lambertenghi al Marinelli ed è attraversato dai concorrenti della famosa corsa internazionale in montagna denominata “Tre Rifugi”. Punto di partenza: è il Rifugio Tolazzi (m. 1350) che si trova al Plan di Val di Bos a Collina di Forni Avoltri (UD), facilmente raggiungibile in auto, per strada asfaltata, partendo dal centro di Forni Avoltri (indicazioni). Difficoltà e tempi di percorrenza: il tratto di percorso rappresentato dal Sentiero Spinotti richiede sicurezza di passo ed assenza di vertigine (consigliato ad escursionisti esperti), ma non presenta particolari difficoltà quando sia sgombro di neve e senza ghiaccio (condizioni che hanno caratterizzato la nostra escursione). In ore 6.30 si compie anche l’incursione in Austria facendo il giro del lago di Volaia. ___________________________________________
Abbiamo effettuato l’escursione il 23 di agosto del 2004, accompagnati da un tempo clemente che ci ha assicurato un po’ di vento teso al Passo di Volaia ed un cielo via via meno limpido fino a giungere alla nebbia, anche se presto dissolta, nei pressi del Marinelli. Il giorno prima c’era stata la corsa e così abbiamo potuto approfittare della segnaletica e delle protezioni appositamente predisposte (sul tratto attrezzato abbiamo potuto anche seguire una traccia di sangue, per nulla impressionante, lasciata sicuramente da qualche concorrente “sbucciatosi” sulle rocce. Possiamo assicurare di non aver condotto analisi particolari per tentare l’identificazione, rispettosi della legge sulla privacy e della necessaria protezione dei dati sensibili). Abbiamo “arrampicato” dove gli altri hanno corso, però ugualmente con gusto. Alla camminata, oltre noi tre, ha partecipato anche l’intrepido Maga, che ha garantito, come sempre, una quota aggiuntiva di divertimento alla France (sua entusiastica fan, come, di norma, tutte le donne [nota acidula]). Lasciata l’auto al Rifugio Tolazzi, in un parcheggio ancora abbastanza sgombro nonostante l’ora non certo antelucana (erano circa le 9.00), una volta calzati gli scarponi e caricati gli zaini sulle spalle siamo partiti baldanzosi verso... il bar dove Maga ha potuto consumare la colazione che non era riuscito a fare prima. Appena dopo abbiamo finalmente iniziato a camminare, prima imboccando la strada forestale di sinistra e poi il sentiero 144 che non abbiamo più lasciato fino al Lambertenghi (m. 1950). Salita ripida, ma piacevole. Un po’ prima del passo abbiamo incrociato sulla destra la deviazione per lo Spinotti, ma nei nostri progetti c’era prima lo sconfinamento in Austria ed il bagno ristoratore nel lago alpino e quindi abbiamo proseguito. Al Lambertenghi, una volta recuperato lo stemmino, da aggiungere alla raccolta della France, ci siamo diretti al Passo (m. 1977) dove tirava un vento freddo e sostenuto. L’apertura panoramica sul lago è stata comunque molto bella come pure l’immagine riflessa del Coglians nelle acque. Al lato opposto del lago, sotto un modesto massiccio roccioso sovrastato da una torre, si ergeva il Pichl Hutte (m. 1955). Pur con il sole ancora splendente, la temperatura atmosferica (causa il vento) e quella dell’acqua (causa sua) hanno immediatamente fatto tramontare qualsiasi desiderio di abluazione. Abbiamo comunque pasteggiato in riva al lago, dopo la lunga ricerca di un luogo riparato, prima di compierne completamente il periplo e, dopo una visita al Pichl (con acquisto di stemma “straniero” dal valore simbolico ovviamente maggiore), ci siamo diretti verso il Sentiero Spinotti. Piuttosto che percorrere a ritroso la strada già fatta, abbiamo preferito seguire una traccia alta sul fianco del Coglians (che con i suoi m. 2780 è la vetta più elevata del Friuli Venezia Giulia) che scavalcava la sella lasciando il Lambertenghi in basso a destra. Traccia esposta, ma tranquilla che dopo un breve ghiaione in discesa ci ha portati a congiungerci con il percorso principale del sentiero 145. Nonostante la quota incontriamo una vipera che cerca stimolo dal calore del modesto sole: non ci disturbiamo vicendevolmente. Il sentiero attrezzato inizia con una scala metallica che consente di superare un primo deciso salto verticale, poi prosegue con una serie continua di corde metalliche che agevolano il cammino fornendo un’adeguata possibilità di sicurezza. Gli appigli per mani e piedi non mancano. Si supera in questo modo la decisa rampa prima di giungere ad un tratto erboso che consente di rifiatare (breve tratto ancora innevato con reti di protezione stese per la gara). Un ultimo dislivello roccioso si supera usufruendo di comodi scalini lignei inseriti nella roccia. A questo punto le “difficoltà” sono finite, siamo soddisfatti di noi e, come genitori, orgogliosi della France che dove bisogna arrampicare mostra una notevole capacità (e intensità di passo). Maga mostra di aver superato ogni forma di resistenza nei confronti dell’esposizione. Dai m. 2200 si scende ora per comodo sentiero in una valletta ricca di enormi massi detritici (Vallone del Ploto) fino al bivio che a sinistra conduce per la via normale alla vetta del Coglians. Noi proseguiamo in leggera discesa tra crinali erbosi fino al Rifugio Marinelli (m. 2122) al quale giungiamo immersi nelle nubi basse che ci impediscono qualsiasi visione. Decidiamo di consumare una fetta di torta ed una cioccolata calda, confidando di poter vedere almeno dove ci troviamo. Come noi non pochi altri avventori che, giungendo da direzioni diverse, hanno qui trovato “rifugio” e ristoro. Nonostante l’attesa la situazione non migliora e decidiamo comunque di ripartire. Un sms di Elia giunge a ricordarci come siamo sempre affettuosamente seguiti nel nostro girovagare per i monti. Imbocchiamo il sentiero 143 e velocemente perdiamo quota (per troppa velocità riesco anche a capottarmi, ma, tra i prati, senza alcun danno se non gli sbeffeggi dei compagni di strada). Per la carrareccia e per scorciatoie in breve ci riportiamo al Tolazzi. Come spesso accade il tempo si è ripreso durante la discesa e ci possiamo concedere una sosta termicamente confortevole godendo del sole ancora alto.
Scarica il diario/descrizione in formato pdf (perché farlo? boh)
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