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Sul Peralba, alle sorgenti del Piave |
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www.rasera.org |
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Prove tecniche di comunicazione |
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Cartografia: TABACCO 1:25.000, foglio 1, Sappada – Santo Stefano – Forni Avoltri. Descrizione: percorso circolare che parte dal parcheggio posto mezzo km prima del Rifugio Sorgenti del Piave e vi fa ritorno dopo aver toccato il Rifugio Calvi, la vetta del monte Peralba, il Rifugio austriaco Hochweissteinhaus, il Passo dell’Oregone ed il Rifugio Sorgenti del Piave medesimo. È un giro piuttosto lungo che può essere ridotto secondo le proprie esigenze: si può evitare la salita alla vetta del Peralba come pure la digressione in territorio austriaco. Punto di partenza: parcheggio (quota m. 1815) che si trova alla fine della lunga e ripida strada asfaltata che risale tutta la Val Sèsis a partire da Cima Sappada (indicazioni), ultima frazione di Sappada prima della Carnia. Difficoltà e tempi di percorrenza: la maggiore difficoltà consiste nella lunghezza e nel dislivello che diventa notevole se si include lo sconfinamento verso il Rifugio Hochweissteinhaus. L’intera escursione, come da noi condotta, comporta il superamento di circa m. 1600 di dislivello in salita e circa 8 ore di cammino. La salita al Peralba non è difficile anche se richiede attenzione. Un canalino verticale, spesso innevato, è attrezzato con cavo metallico. ___________________________________________
Abbiamo deciso di fare questa escursione dopo averne letto una sommaria descrizione in internet. L’ascesa alla vetta, il giro completo del monte e lo sconfinamento in Austria erano proposti come itinerari alternativi o sommabili in più uscite. Dopo un approssimativo calcolo dei tempi e delle altimetrie decidemmo, credo tutti insieme, ma su questo le versioni in famiglia non sono concordi, che si poteva provare a fare il tutto in una sola volta. Il percorso pareva bello ed eravamo attratti dallo sconfinamento in Austria (il nostro primo rifugio straniero raggiunto a piedi). Il tempo non era splendido, ma neppure tale da incutere timore: le previsioni escludevano precipitazioni (come poi in effetti è stato). Abbiamo raggiunto Sappada in Panda e vista la tipologia di strada da percorrersi per andare da Cima Sappada al punto di partenza la scelta si è dimostrata azzeccata: il fondo è buono, ma le pendenze (specialmente in alcuni tornanti) e la larghezza complessiva hanno esaltato il nostro piccolo rampichino. Una volta lasciata l’auto si inizia a salire lungo il sentiero 132 (carrareccia) che porta al Rifugio Calvi (m. 2671); per evitare il passaggio dalla cava di marmo si può prendere una scorciatoia (segnalata) che risale più rapidamente. Al rifugio (soverchiato dal Corno del Chiadènis) tira un vento assai freddo che ci costringe ad una vestizione precipitosa. Ripartiamo velocemente avviandoci verso il Passo Sèsis (m. 2312) posto tra il Peralba ed il Pic Chiadènis; prima di raggiungerlo vediamo sulla sinistra l’indicazione per la ferrata Sartòr che conduce in vetta al Peralba. Noi proseguiamo e, dopo aver lasciato sulla destra la deviazione per il sentiero 140 che imboccheremo in seguito, prendiamo invece a sinistra per la via normale alla vetta (segnalato). La salita non presenta grosse difficoltà: il canalino attrezzato con corda metallica al nostro passaggio era quasi del tutto sgombro di neve. Superato questo si giunge alla parte sommitale che si dispiega in lunghezza fino alla vetta vera e propria (m. 2694) passando per creste in qualche caso ben esposte. Sulla cima troviamo un bel sole che si fa largo tra le nubi forse proprio per noi. La vista è comunque bella, impressionanti i baratri verso nord. La France, forse infastidita dalle troppe foto fatte alla mamma, espone (per fortuna solo per poco) un muso imbronciatissimo. Suoniamo la campana e ci ridirigiamo a valle per la strada appena percorsa: da segnalare l’ottimo comportamento di entrambe le donne nella discesa (la France complimentata anche da un gruppo di veci alpini che affrontano ancora la salita). Ci fermiamo a mangiare qualcosa all’incrocio dei sentieri e poi imbocchiamo il 140 (variante della Traversata Carnica) dirigendoci al Giogo Verànis (m. 2011) dove passiamo il confine austriaco e iniziamo la discesa verso il Rifugio Hochweissteinhaus (m. 1868). Zigzagando tra le mucche (che mostrano chiaramente di non capire la nostra lingua) raggiungiamo il simpatico ristoro dove consumiamo un ottimo strudel (i grandi anche una birra) e prendiamo possesso del primo stemmino straniero: gloria e lode! Al momento della ripartenza imbocchiamo il sentiero 448 che ci porterà al Passo dell’Oregone (m. 2280) dopo aver rimontato circa 400 metri di dislivello (si sentono). Facciamo ritorno in Italia valicando nuovamente il confine e ci tuffiamo lungo la Valle dell’Oregone imboccando il sentiero 134 che corre sotto il versante nord del Peralba. È una parte del percorso che non ci entusiasma particolarmente: il sentiero non è in condizioni molto brillanti e sembra che in pochi ci siano passati recentemente. A quota m. 1735 pieghiamo a sinistra (segnale a terra) e per sentiero ripidissimo scendiamo fino al torrente (m. 1572) che attraversiamo. Tornando a salire (!!!) imbocchiamo il sentiero 137 (carrareccia) che ci porterà, oramai veramente stanchi (tutti, dal più giovane al più vecchio), al Rifugio Sorgenti del Piave (m. 1830) e da lì in breve al parcheggio e all’auto. Forse valeva la pena evitare l’intero giro e accontentarsi della vetta e della digressione in Austria, le parti che ci sono piaciute di più. È stata una prova di resistenza, France eroica (la Stefi pure), io non dovevo mettere gli scarponi nuovi.
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Rif. Calvi “quasi” dalla vetta del Peralba |
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Verso la vetta |
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In vetta |



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In discesa |
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Rif. Hochweissteinhaus |

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Confini |

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Sorgenti del Piave |